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La storia
Nel complesso
quadro delle culture dell'Italia centrale nell'età del ferro risulta
difficile, localizzare archeologicamente il
territorio Sabino. Le più antiche testimonianze sul popolo dei Sabini erano nell'opera di Catone secondo il quale la razza sabina
dovrebbe essere ricercata ad Amiternum,
più precisamente a Testruna,
località non meglio identificata, ai piedi del Gran Sasso. Partiti
da questa regione , i Sabini avrebbero conquistato la conca reatina
e successivamente avrebbero colonizzato la regione prospiciente il
Tevere. Gran
parte della storia latina in età arcaica ruota intorno a Cures Sabini, ai miti
ed alle leggende che hanno contornato i primi contatti con tra sabini e romani.
La regione sabina al suo interno non mostrava un aspetto coerente dal punto di
vista della cultura materiale dando, vita ad una rappresentazione mentale
bipartita: " i due volti della Sabina".
La "ricca" Sabina tiberina, quella curense caratterizzata dai
bracciali e dagli anelli d'oro dei sui guerrieri che susciteranno l'avidità di
Tarpea spingendola al tradimento, contrapposta alla "povera" sabina
montuosa, quella di Rieti, di Norcai, di Amiternum, che venne in contatto con il
mondo romano molto più tardi , agli inizi del III secolo a.C.
Non
stupisca dunque questa immagine scissa in due parti, fortemente contrastata, non
soltanto socialmente ed economicamente, ma anche geograficamente e climaticamente.
( Tratto dal
libro Civiltà Arcaica dei Sabini nella Valle del Tevere e "Da Cures
Sabini L'abbazia di Farfa" a cura di Terzilio Leggio)
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Cures Sabini
Delle Antiche città Sabine:
CURES, ERETUM, TREBULA MUTUESCA E FORUM NOVO la prima in ordine di
importanza è senza dubbio CURES (individuata in località
Arci tra Talocci e Passo Corese). Le fonti la considerano come prima
fondazione Sabina nella valle del Tevere e di notevole importanza, in stretto rapporto con le origini di Roma
(basta mettere in relazione la leggenda del fondatore
Modius Fabidius che
ricorda quella di Romolo e Remo).
Cures era una città che oltre al centro, presentava agglomerati di
abitazioni distribuiti in un'area piuttosto vasta che dal Fosso Corese
arrivavano quasi fino a Farfa. I principali edifici pubblici di Cures
erano il foro, il tempio, le terme, un teatro ed un
anfiteatro. |
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La Villa di Fianello
La villa, le cui
strutture attualmente non sono più visibili, fu rinvenuta casualmente nel
comune di Montebuono nell'area del cimitero della frazione di Fianello.
Ulteriori scavi riportarono alla luce varie strutture di età romana,
costruite in laterizio, alcune di queste strutture conservavano pavimenti
di marmo e mosaici. Di importanza eccezionale sono i ritrovamenti di
arredi scultorei (conservati al Museo Nazionale Romano), due
figure di atleti, una statua di Ercole, una statua di Attis, una statuetta
di Diana, una testa ritratto di Eschilo, una testa di Athena e sculture
varie, in particolare arti di statue di dimensioni maggiori del vero e
numerose lucerne marmoree. |
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La grotta dei Massacci
Lungo la salaria, in località Osteria
Nuova, in un'area di grande valore storico - archeologico, è stato rinvenuto
un grande sepolcro denominato "La grotta dei Massacci". La grotta è
costituita da una cella funeraria, in opera quadrata con un lungo corridoio
d'accesso, inglobata nel '700 da un cassale adibito ad osteria, è da
ritenersi, in considerazione della sua imponenza, la tomba di un personaggio
socialmente rilevante. Con ogni probabilità, questo doveva essere membro
della famiglia Brutti Presentes (ricca e potente famiglia sabina), cui
apparteneva una villa ornata da preziosi marmi, proprio nelle vicinanze
delle pendici di Monte Calvo (comune di Scandriglia). |
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Bagni di Lucilla
A Poggio Mirteto in località San
Valentino, si trovano i resti romani di una grande costruzione di bagni
pubblici, luogo dove i Romani oltre a curare il proprio corpo svolgevano
intensa attività di pubbliche relazioni, un luogo di incontro in cui
svolgere relazioni sociali, economiche ed a volte politiche. La
tradizione vuole che fu l'imperatrice Lucilla, figlia di Marco Aurelio,
a volere il restauro dei Bagni, che da lei presero il nome. All'interno
della costruzione furono ritrovati una statuetta della Dea Diana Efisina
ed un magnifico mosaico pavimentale raffigurante la stessa Dea. |
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