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Archeologia - Trebula Mutuesca - Deposito Votivo
La città di Trebula Mutuesca era situata a 1,5 Km dall'attuale Monteleone Sabino. Delle sue origini si conosce molto poco, ed il nome, molto probabilmente, da ricollegare al latino trabes, corrispondente grosso modo al termine italiano Casale, mentre invece non è sufficientemente chiaro il significato dell'aggettivo Mutuesca. Trebula Mutuesca è citata da Strabone (5,3,1), insieme a Reate (Rieti) e a Cures (loc. Arci nel comune di Fara in Sabina), ricordandola come uno dei centri più importanti della Sabina e Virgilio, che per ragioni metriche la chiama Mutuesca, pone l'accento sulla produzione olearia. Brevi accenni sono anche di Plinio il Vecchio. Le testimonianze archeologiche ad oggi rinvenute attestano fasi di vita non anteriori al IV sec. a.C. ma, tenendo conto della posizione geografica e dell'esistenza di santuari italici, che per solito sorgono in siti frequentati già in epoca preistorica, si può ipotizzare che, oltre ai templi dedicati alle divinità italiche, qui sorgesse fin dall'epoca più antica anche un abitato. Nel II sec. a.C. Trebula era un semplice vicus,
la cui limitata importanza era dovuta principalmente agli antichi santuari cantonali, come è testimoniato, ad esempio dall'iscrizione conservata nel cortile dell'ex convento, nella quale viene ricordato il console Lucio Mummio, distruttore di Corinto, che donò alcune statue portate dalla Macedonia come bottino di guerra. Solo nel 290 a.C. con la conquista della sabina, Trebula entra a far parte del mondo romano, ma come territorio non come entità municipale, ed a partire da questo periodo inizia per essa un processo di grande trasformazione legato alla romanizzazione, mira soprattutto all'espansione delle aree destinate alle colture mediante le così dette ville rusticae, aziende agrarie a conduzione schiavistica. La zona diventa terra di sfruttamento coloniale ed accoglie assegnatari di concessioni viritane, in parte ascritti alla tribù Sergia come i coloni dell'ager Curensis e i sabini di Cures, ed in parte, nel 241 a.C. alla tribù Quirina, come la maggioranza degli assegnatari del territorio sabino. Solo nel corso del I sec. a.C., dopo la guerra sociale Trebula viene costituita a municipium, e la semplice organizzazione politico-istituzionale che fino ad allora era stata in vigore viene sostituita da un collegio di otto magistrati. Tra il I sec. a. C. e il I sec. d.C. il piccolo centro, che non raggiunse mai le caratteristiche di una città, gode di un certo sviluppo e vengono realizzate opere di pubblica
utilità. nella prima metà del II sec. d.C. il passaggio urbano è caratterizzato da una notevole attività edilizia dovuta alla potente famiglia sabina dei Brutti Presentes, ricchi proprietari terrieri della zona: viene definita la nuova sistemazione urbanistica e monumentale del centro abitato mediante la realizzazione, in opus mixtum di un anfiteatro (oggi ancora visibile) di terme, di grandi cisterne ecc. immediatamente dopo il periodo di massima fioritura, le testimonianze archeologiche e i documenti epigrafi si rarefanno comprovando così l'abbandono della zona nella tarda età imperiale per riprendere, poi, intorno al sepolcro di S.Vittoria, martire sotto l'imperatore Decio.
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Deposito Votivo
In prossimità del piazzale antistante la chiesa di S. Vittoria fu individuato un deposito votivo, relativo quasi certamente al culto di Feronia, costituito da interessante materiale in terracotta, rappresentante per lo più ex voto anatomici. Deposto in una fossa, di profondità massima 70 cm, scavata e rivestita da una cortina ottenuta mediante spezzoni di tufo
e ciottoli piatti di calcare, il nucleo più interessante di questi oggetti votivi di indubbia produzione locale, era costituito da un nutrito gruppo di teste , maschili e femminili, di cui, purtroppo, le più rappresentative sono state trafugate insieme ad altro materiale nel 1972. Oltre a mezze teste, bambini fasciati , arti superiori (mani), arti inferiori (gambe, piedi nudi e calzati), raffigurazioni di animali come bovini, equini ecc., si rinvenne quantità rilevante: ceramica a vernice nera, ceramica di produzione falisca, ceramica acroma, ecc. Tale deposito votivo, i cui materiali trovano ampi riscontri negli analoghi complessi di area laziale, etrusca e campana, può essere collocato tra la metà del IV sec. a.C. e la prima metà del III sec. a.C..