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Abbazie, Chiese e Santuari

La Sabina Cristiana : Le strade della tarda età romana furono uno dei principali tramiti lungo i quali si diffuse e si propagò il cristianesimo. Il progredire della nuova religione fu marcato da una serie di segni importanti dal punto di vista simbolico: catacombe, chiese oratori, cappelle, edicole. Una forte censura si ebbe con lo stanziamento dei longobardi , in larga misura pagani o ariani, che si verificò sullo scorcio del VI secolo. Fatto questo che comporto anche una forte decristianizzazione della Sabina ed una ridefinizione dei territori diocesani ristretti a quelli foronovani e reatini. Con gli inizi dell' VIII secolo si ebbe un forte impulso alla conversione al cristianesimo delle popolazioni germaniche, favorito in larga misura dall'azione missionaria evangelizzatrice sviluppata dall'abbazia di Farfa, rifondata intorno al 680 da una colonia di monaci provenienti dalla Francia meridionale al comando del savoiardo Tommaso da Morienne. E' questo il medioevo cristiano, con il mondo del sacro che ha permeato profondamente non soltanto la società medioevale, ma anche il territorio, caratterizzato da tanti angionimi. Nomi di Castelli, nomi di villaggi, nomi di alture etc.

 

L'Abbazia di Farfa

S. Salvatore Maggiore a Concerviano
Il Palazzo Papale a Rieti Santuario Santa Maria Della Lode
S. Paolo a Poggio Mirteto S. Maria Assunta a Tarano
S. Pietro a Montebuono S. Maria Assunta a Fianello
S. Pietro a Magliano Sabina S. Maria delle Grazie a Scandriglia
La Chiesa di Santa Vittoria

 

 

 

L' Abbazia di Farfa è di sicuro il monumento religioso più importante dell'intera Sabina. le sue origini risalgono alla Farfametà del VI secolo, quando fu fondata dal Vescovo Lorenzo. Distrutta subito dopo dai longobardi fu ricostruita sullo scorcio del del VII o agli inizi dell'VIII secolo da un gruppo di monaci . La posizione di confine fece assumere a Farfa una forte connotazione politica, con la sua influenza che crebbe gradualmente all'interno del territorio del regno italico, tanto che gli stessi re Longobardi di Pavia presero il monastero sotto la loro protezione. Nel 774, però, il monastero si schierò con Carlomagno, che nel 775 concesse al monastero sabino, primo ante ecclesiastico d'Italia centrale e secondo in assoluto, due diplomi di immunità che lo rendevano esente da ogni giurisdizione sia civile che religiosa e lo prendevano sotto la diretta protezione del re franco. Il divenire monastero regio comportò un periodo di grandi fortune per Farfa, che fu inserita nel contestoAbbazia Farfa interno della rinascenza europea innescata dalla formazione dello stato franco. Il forte legame fra Farfa ed i carolingi continuò anche nel IX secolo finché nel 898, allo sfaldarsi dell'Impero, fu presa e incendiata. Ricostruita dopo alcuni anni, per Farfa si aprì un periodo di difficoltà e di scismi che furono chiusi soltanto alla fine del X secolo. Nel successivo il monastero tornò all'antico splendore. Nel 1122, però, con il trattato di Worms il patrocinio imperiale cadde e si affermò quello pontificio. Fu questo uno dei momenti più difficili del monastero sabino che fu inserito tra molte difficoltà e forti contrapposizioni nel nuovo ordinamento disegnato dal nascente stato della Chiesa. Nel Quattrocento per porre fine allo stato di edemica crisi di molti antichi monasteri, anche Farfa fu imposta la commenda, ovvero l'abate non veniva più eletto dalla comunità monastica ma dallo stesso pontefice. Questi nuovi criteri di nomina comportarono l'affermarsi a Farfa dell'egemonia delle principali famiglie baronali romane, prima fra tutte quella degli Orsini. Quando nel Cinquecento subentrarono i Farnese, Alessandro, vescovio di Sabina fece decretare a papa Pio V l'annessione a Farfa alla congregazione cassinese. Abbazia Farfa est.Fu dato l'avvio a una serie di lavori di ristrutturazione del complesso monastico , ma in particolare Farfa, con il rilancio della Fiera, divenne un punto nodale di collegamento tra i vari segmenti dei possessi  farfensi dell'Italia centrale. Questa fase di nuovo slancio durò fino ai primi decenni del Seicento, per decadere poi progressivamente nella seconda metà del secolo.  Gli sconvolgimenti della rivoluzione francese causarono la fine dell'ordinamento dell' universitas Farfensis, con il monastero che perdette lo status di nullius diocesis e la sua autonomia come ente ecclesiastico.
L'attuale complesso monastico è il frutto di una serie complessa di ristrutturazioni e di riorganizzazioni susseguitesi dall'alto medioevo fino ai giorni nostri. La chiesa abbaziale, a pianta basilicale, è stata ricostruita da maestranze longobarde, ruotandola di 90° rispetto all'orientamento della più antica. Alla chiesa si accede per mezzo di un atrio che era chiuso da una porta ferrata, nella facciata della chiesa sono stati reimpiegati frammenti di sarcofagi cristiani, raffiguranti la  traditio legis, e pagani, il corteo funebre di Meleagro. Nella lunetta sovrastante il portone centrale un affresco del 1508 di Cola dell'Amatrice. L'interno, partito in tre navi da colonne di spoglio d'età romana il "Giudizio finale" dipinto nel 1561 Abbazia Farfa Altaresulla controfacciata da maestranze fiamminghe con una tecnica abbastanza rara - olio su muro-. Il soffitto a cassettoni della nave centrale, con al centro lo stemma del cardinale Battista Orsini. Nella cappella centrale della nave destra è conservata l'immagine della Madonna di Farfa un'icona duecentesca. Entrando nel complesso monastico attraverso un cortile dei primi decenni del secolo si può osservare l'imponente struttura della cosiddetta abside quadrata. All'interno si incontra dapprima il chiostro piccolo, con veduta della torre campanaria superstite, dato che la sua gemella fu abbattuta agli inizi del Seicento. Il chiostro grande fu completato nel 1584. Si scende poi nella cripta solo in parte conservata con brani di affreschi raffiguranti la vita dei martiri. dal chiostro si accede poi alla biblioteca nella quale sono conservati circa sessantamila volumi, codici antichi, piante e mappe, pergamene, manoscritti preziosi a ricordo dell'importantissimo scriptorium etc. Nel museo abbaziale con innovativi concetti a livello didattico, si narra la storia dei primi secoli del monastero attraverso le figure di dodici grandi abati , storia che si snoda tra testi originali, reperti archeologici ecc.. Nei successivi il filo conduttore percorre un itinerario che narrala nascita dei castelli soggetti all'Abbazia e la storia della fiera, che si svolgeva due volte l'anno.

E' possibile visitare L'Abbazia di Farfa tutti i giorni, con l'aiuto di guide preparate, (escluso il lunedì)
dalle 9.30 alle 12.30 ; dalle 15.30 alle 17,.30

Visita il sito ufficiale www.abbaziadifarfa.it

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Il palazzo papale a Rieti -il palatium domini pape, così come lo definivano le fonti coeve - fu costruito a Palazzo Papalecoronamento di una complessa strategia ideata e portata avanti dalla curia romana nelle zone più prossime alla sede pontificia che prevedeva al suo interno di rendere espliciti ruoli e funzioni anche sul piano formale attraverso la costruzione di organismi di particolare rilievo architettonico. I lavori, su progetto del magister Andrea iniziarono nel 1283, come ricorda una epigrafe ancor oggi visibile, e furono completati per gran parte nel 1288, come ricorda un'altra epigrafe, alla quale si accedeva per mezzo di una scalinata, successivamente demolita. Dell'edificio originario le parti conservate sono il grandioso salone, le volte sottostanti e la loggia. Sotto il pontificato Bonifacio VIII, fu realizzato un arco loggiato , che, superando l'attuale Via Cintia, aggiungeva ulteriori ambienti all'edifico principale. Il primo papa che vi fu ospitato fu Niccolò IV. lo stesso palazzo papale dovette costituire l'elemento principale dello scenario sfarzoso all'interno del quale il 29 Maggio 1289, giorno della Pentecoste, il papa incoronò solennemente nella cattedrale  re di Sicilia e di Gerusalemme Carlo II d'Angiò.

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san paolo Poggio MirtetoSan Paolo - Appena fuori l'abitato di Poggio Mirteto, un importante castello fondato tra XIII e XIV secolo , sorge la chiesa di S. Paolo, in antico chiesa cimiteriale del castello. L'edificio sacro, di piccole dimensioni, è ad aula unica, scandita da quattro campate con arconi ogivali. I restauri, compiute in varie epoche, hanno profondamente alterato le strutture originarie, mentre l'apparato decorativo, di notevole interesse, è purtroppo in pessime condizioni di conservazione. Il dipinto più noto, sito nella parte sinistra della facciata, rappresenta "L'incontro tra i tre vivi con i tre morti", commentato da una lunga scritta metrica dialettale, oggi quasi del tutto evanita. Al di sotto, la scena che raffigura il compianto sul Cristi Morto, datata al primo decennio del Trecento. Nel catino absidale un affresco della prima metà del XVI secolo raffigura l'incoronazione della Vergine tra angeli musicanti.

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SanPaolo MontebuonoSan Pietro a Montebuono-La chiesa di S. Pietro ad Muricentum o ad Centumuros, come le fonti la Montebuonodefiniscono per via delle grandiose strutture appartenenti ad una villa rustica d'età romana che la circondano, sorge poco fuori dall'abitato di Montebuono su di un altura che, sovrastata dai monti Sabini, domina la valle del Tevere. La chiesa, pur fortemente rimaneggiata nel tempo conserva i lineamenti della originaria struttura romanica che i recenti lavori di restauro hanno messo nuovamente in evidenza, eliminando molte delle superfestazioni successive. i lavori di rifacimento della pavimentazione hanno riportato in luce una seria di ambienti, in parte riutilizzati nel tempo come ossari, che appartenevano alla villa rustica normalmente definita le "Terme di Agrippa", per via di un frammento di epigrafe ritrovata tra le rovine, che menzionava il generale Marco Vipsanio Agrippa, tra l'altro anche genero dell'Imperatore Augusto, morto a soli 51 anni in Campania nel 12 a.C. Con la costruzione della chiesa, nella quale furono reimpiegati molti materiali d'età romanna, i muri della villa furono rasati soltanto in parte. Sono quindi riemerse pavimentazioni musive, lacerti di pareti affrescate, una cisterna perfettamente intonacata, restituendo una spaccato di grande interesse di alcuni ambienti pertinenti alla parte padronale della villa, la cu estensione era indubbiamente molto ampia. Nel quadro di grande effervescenza politica dei primi anni del secolo XII vi fu edificata la chiesa di S. Pietro, la cui prima notizia risale al luglio del 1105. Nel Quattrocento  era ancora la chiesa matrice di Montebuono, come attestano i forti lasciti testamentari del periodo e l'importante ciclo pittorico realizzato da Iacopo da Roccantica.

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San Pietro a Magliano SabinaSan Pietro - Nel centro storico spicca, oltre alla chiesa cattedrale ed a S. Michele Chiesa di S. PietroArcangelo, la chiesa romanica di S. Pietro, edificata anch'essa con molta probalità nei primi anni del secolo XII. Pur ampiamente rimaneggaita e pesantemente restaurata negli anni '30, l'edifico sacro conserva l'essenzialità delle forme originarie, modellate con blocchetti di tufo. La facciata è scandita da sei sottili lesene a forma di colonne ed alla sommità è delimitata da una serie di archetti pensili di varia foggia. al portale di ingresso si accede per mezzo di due rampe di scale di recente costruzione. L'interno è partito da tre navate divise da cinque agili colonne per lato, due delle quali d'età romana - una è tortile - sono state reimpiegate nell'edificio sacro.

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SantaVittoria CatacombeSanta Vittoria a Monteleone - Connessa strettamente con la città d Trebula Mutuesca è la chiesa di S. Vittoria. Al suo culto va probabilmente collegata la piccola catacomba che si trova in parte al di sotto della torre campanaria e che si estende poi, per mezzo di uno stretto cunicolo, verso l'altura che sovrasta l'edificio religioso. La tradizione vuole, poi, che come sepoltura della Santa sia stato utilizzato un sarcofago strigilato, conservato all'ingresso della catacomba. Ai margini della navata centrale esiste un pozzo le cui acque sono, ritenute, a livello di religione popolare, salutifere. Alla chiesa, la cui facciata romanica è molto suggestiva, si accede per mezzo di un atrio. L'interno è a tre navate molto asimmetriche, frutto di successivi rifacimenti. La nave destra è partita da grossi rocchi di colonne di spoglio; la sinistra da pilastri. Nel XII secolo la chiesa fu ampiamente restaurata e ristrutturata per impulso del vescovo reatino Dodone, come attestato da due epigrafi ancor oggi murate all'interno dell'edificio religioso. Nella costruzione della chiesa di S. Vittoria e della torre campanaria sono stati reimpiegati un gran numero di materiali, elementi architettonici, iscrizioni ed altro, recuperati dalle rovine della città, in gran parte sistemati anche sullo spiazzo antistante la chiesa.

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SanSalvatoreSan Salvatore Maggiore a Concerviano - Su di un  pianoro tra Concerviano e Longone si ergono le imponenti strutture dell'Abbazia Benedettina altomedioevale di S. Salvatore Maggiore. L'Abbazia fu fondata nel 735, in un momento di grande fortuna per i monasteri nel regno longobardo, ed ebbe un rapido impulso sulla scia della potente Farfa. Nel 891 fu presa ed incendiata dai saraceni. Ricostruita con qualche difficoltà nel secolo successivo si schierò con gli imperatori contro  i papi nella lotta per le investiture. Dalla metà del XII secolo, dopo forti resistenze e vari tentativi di introdurvi la riforma cistercense falliti per la forte opposizione  della locale nobiltà rurale, con lo stanziamento dei normanni nella valle del Salto, l'abbazia benedettina assume un ruolo di frontiera. Dai primi decenni del Trecento ebbe inizio la profonda decadenza del monastero benedettino, gradualmente svuotato dei possessi e di potere, finche nel 1399 Bonifacio IX lo trasformò in commenda. In seguito Urbano VIII soppresse l'abbazia unendola a Farfa.  Per informazioni Tel. 0765 714020.

 

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Santa Maria della LodeSanta Maria della Lode a Torri in Sabina - Nel territorio di Torri, in località Vescovio, sorgono le rovine dell'antico municipio romano di Forum Novum, risalente con buona probabilità al II secolo a.C. L'abitato era stato costruito su un terrazzo alluvionale quasi alla confluenza di due corsi d'acqua a regime torrentizio, ed all'incrocio di due strade secondarie che collegavano il nuovo centro tanto alla Flaminia che alla Salaria. Di particolare interesse è a cattedrale di Sabina. L'edificio, più volte restaurato, conserva i principali lineamenti e l'impianto dell'edificio romanico eretto nei primi del secolo XII. Nella torre campanaria sono stati reimpiegati numerosi frammenti scultorei altomedioevali, databili tra la fine del IX secolo, insieme ad altri di spoglio, iscrizioni, lastre marmoree, laterizi, prelevati dalle rovine della città romana. L' interno, ad una sola nave non è stato stravolto da rifacimenti in età moderna per la perdita Affrescod'importanza della stessa sede diocesana traslata a Magliano Sabina. Notevole è il ciclo pittorico realizzato nei prossimi anni del Trecento da maestri della scuola cavalliniana. Originariamente erano 32 le scene che scandivano i muri laterali della nave , suddivise indue registri. Sulla parete destra erano raffigurati episodi del vecchio testamento, con alcuni riquadri che sono diventi oggi quasi illeggibili. Sulla parete sinistra, invece le scene, anch'esse in parte evenite, rappresentano momenti del nuovo testamento. Sulla controfacciata invece è dipinto a fresco un grandioso giudizio universale. Un ciclo pittorico che ebbe una certa fortuna con echi che si diffusero lungo la valle del Tevere, in particolare a Fiano, negli affreschi di S. Maria in Trasponente. Negli altari del transetto e nell'ambone sono state reimpiegate lastre di recinti presbiteriali altomedioevali lavorate in modo molto accurato con decorazioni a intrecci viminei e con simboli cristiani. Sulla mensa marmorea dell'altare molti fedeli nel medioevo hanno lasciato scritti i loro nomi.
 La cripta  ad oratorio abbastanza ben conservata, è stata probabilmente edificata nel X secolo al momento della ricostruzione dopo l'incendio saraceno. L'ambulacro semianulare conduce al corridoio dritto ed all'altare sotterraneo, che la fenestella confessionis mette in comunicazione con l'altare superiore. per la mensa è stata riutilizzata una lastra marmorea con iscrizioni dei  primi anni del Quattrocento. Sulla collina che domina la chiesa è possibile scorgere le rovine imponenti del castrum domini episcopi. Il castello fu abbandonato e restaurato a più riprese durante il medioevo, l'ultima volta alla fine del XIII secolo, prima di essere trasformato in un convento agostiniano.

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AffrescoSanta Maria Assunta a Tarano - La chiesa di S. Maria Assunta è l'emergenza più significativa che caratterizza lo spazio urbano di Tarano. L'edificio religioso nacque agli inizi del XII secolo per rispondere ad una serie diversa di esigenze. Un epigrafe murata sul campanile porta iscritta la data dell' 8 settembre 1114. Non è chiaro a cosa si riferisca questa notazione cronologica. Probabilmente ricorda l'anno di costruzione della torre nolare. La facciata della chiesa, oggi fortemente asimmetrica, mostra le tracce di numerosi interventi, il più importante dei quali dovette avvenire nel Duecento, quando la chiesa, originariamente ad una sola navata, fu ampliata con due navate laterali. Questo intervento comportò l'inglobamento del campanile, originariamente dalla facciata. Nello stesso tempo per sorreggere la navata di destra fu necessario creare una costruzione, che fu utilizzata per ricavare una serie di botteghe digradanti a secondare il ripido pendio. L'interno della chiesa mostra una chiarezza ed evidenzia il susseguirsi dei molteplici interventi di maggior o minore complessità che hanno interessato a più riprese l'edificio sacro, alterandolo e trasformandolo. Anche la decorazione pittorica mostra il sovrapporsi, spesso disordinato, d'interventi susseguitesi nel tempo. Di notevole rilevanza un santo, frammento d'affresco datato alla seconda metà del XIII secolo. A scuola assisiate è invece attribuito il maestro che raffigurò la crocefissione intorno alla metà del XVI secolo, dipinto di notevole livello qualitativo.

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Colonna

Santa Maria Assunta a Fianello - La chiesa di S. Maria Assunta, che sorge nei pressi del castello di Fianello, ha origini altomedievali e presente diverse fasi costruttive. Di particolare interesse è la cripta, nella quale sono stati riutilizzati materiali di spoglio  di età romana, due capitelli sono stati ricavati riadattando due iscrizioni, e altomedievale, una colonnina modellata dal magister Iohannes su commissione del presbiter Florentinus. Di particolare interesse sul presbiterio rialzato la presenza di una semplice cattedra marmorea, mentre il catino absidale mostra ancora tracce di una decorazione pittorica a fresco in gran parte perduta ed evanita. Negli anni '50 sono state effettuate alcune indagini archeologiche sulla villa romana sottostante, di cui oggi sono visibili soltanto alcuni tratti di mura nello stradello di accesso al cimitero e diedro l'abside della chiesa, mentre nella fontana pubblica retrostante non è difficile scorgere la ghiera dello speco di un acquedotto.

 

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Santa Maria Delle Grazie ScandrigliaSanta Maria delle Grazie a Scandriglia - Nel 1478 la Duchessa Giustiniana Orsini, Santa Maria delle Graziemoglie di Raimondo Orsini, duca di Gravina e vicerè di Napoli, dalla sua residenza si trasferì a Scandriglia dove il figlio primogenito si ammalò gravemente. Invocata l'intercessione della Madonna della Grazie, immagine conservata presso la cappella signorile del palazzo Baronale di Nerola, con la promessa di erigere un santuario dedicatole il fanciullo guarì. La duchessa, però, dimenticò il voto fatto e il figlio cadde ammalato un'altra volta. Nuovamente guarito i genitori, chiesta l'autorizzazione al papa Sisto IV, affidarono la fondazione del santuario al portoghese Joao da Silva e Menezes, che prese il nome di Amedeo, quando vestì l'abito francescano. L'edificio religioso fu completato nel 1480 e vi fu trasferita l'immagine miracolosa della Madonna delle Grazie. Nel 1566 Pio V soppresse la congregazione degli amadeiti ed il convento, su istanza del cardinale Flavio Orsini, fu affidato ai frati minori riformati dell'Osservanza. Si accede al complesso religioso per mezzo di un maestoso viale di cipressi piantati nella prima metà del secolo scorso, fino a giungere ad un porticato nel quale si aprono due porte che consento l'ingresso alla chiesa e al convento. La chiesa, ad unica navata, è chiusa da u  abside poligonale, mentre il tetto è a capriate. Le cappelle, tre, si aprono tutte lungo il lato sinistro dell'aula. Una pregevole tavola a tempera della seconda metà del Quattrocento di scuola umbro-laziale, raffigurante una "Madonna in trono con bambino tra i ss. Francesco e Antonio", è conservata nella prima cappella. Sull'altare maggiore è invece visibile la veneratissima immagine "Madonna delle Grazie". Il complesso è completato da un vasto chiostro e da un refettorio nel quale è conservato un affresco di notevole fattura rappresentante una "Crocefissione".

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I Testi ed alcune foto di questa sezione sono tratte dal libro "Andar per Santi per Antiche Strade...."
(Provincia di Rieti Assessorato per la Cultura)