L' Abbazia di Farfa è di sicuro il monumento religioso più importante dell'intera Sabina. le sue origini risalgono alla metà del VI secolo, quando fu fondata dal Vescovo Lorenzo. Distrutta subito dopo dai longobardi fu ricostruita sullo scorcio del del VII o agli inizi dell'VIII secolo da un gruppo di monaci . La posizione di confine fece assumere a Farfa una forte connotazione politica, con la sua influenza che crebbe gradualmente all'interno del territorio del regno italico, tanto che gli stessi re Longobardi di Pavia presero il monastero sotto la loro protezione. Nel 774, però, il monastero si schierò con Carlomagno, che nel 775 concesse al monastero sabino, primo ante ecclesiastico d'Italia centrale e secondo in assoluto, due diplomi di immunità che lo rendevano esente da ogni giurisdizione sia civile che religiosa e lo prendevano sotto la diretta protezione del re franco. Il divenire monastero regio comportò un periodo di grandi fortune per Farfa, che fu inserita nel contesto della rinascenza europea innescata dalla formazione dello stato franco. Il forte legame fra Farfa ed i carolingi continuò anche nel IX secolo finché nel 898, allo sfaldarsi dell'Impero, fu presa e incendiata. Ricostruita dopo alcuni anni, per Farfa si aprì un periodo di difficoltà e di scismi che furono chiusi soltanto alla fine del X secolo. Nel successivo il monastero tornò all'antico splendore. Nel 1122, però, con il trattato di Worms il patrocinio imperiale cadde e si affermò quello pontificio. Fu questo uno dei momenti più difficili del monastero sabino che fu inserito tra molte difficoltà e forti contrapposizioni nel nuovo ordinamento disegnato dal nascente stato della Chiesa. Nel Quattrocento per porre fine allo stato di edemica crisi di molti antichi monasteri, anche Farfa fu imposta la commenda, ovvero l'abate non veniva più eletto dalla comunità monastica ma dallo stesso pontefice. Questi nuovi criteri di nomina comportarono l'affermarsi a Farfa dell'egemonia delle principali famiglie baronali romane, prima fra tutte quella degli Orsini. Quando nel Cinquecento subentrarono i Farnese, Alessandro, vescovio di Sabina fece decretare a papa Pio V l'annessione a Farfa alla congregazione cassinese. Fu dato l'avvio a una serie di lavori di ristrutturazione del complesso monastico , ma in particolare Farfa, con il rilancio della Fiera, divenne un punto nodale di collegamento tra i vari segmenti dei possessi  farfensi dell'Italia centrale. Questa fase di nuovo slancio durò fino ai primi decenni del Seicento, per decadere poi progressivamente nella seconda metà del secolo.  Gli sconvolgimenti della rivoluzione francese causarono la fine dell'ordinamento dell' universitas Farfensis, con il monastero che perdette lo status di nullius diocesis e la sua autonomia come ente ecclesiastico.
L'attuale complesso monastico è il frutto di una serie complessa di ristrutturazioni e di riorganizzazioni susseguitesi dall'alto medioevo fino ai giorni nostri. La chiesa abbaziale, a pianta basilicale, è stata ricostruita da maestranze longobarde, ruotandola di 90° rispetto all'orientamento della più antica. Alla chiesa si accede per mezzo di un atrio che era chiuso da una porta ferrata, nella facciata della chiesa sono stati reimpiegati frammenti di sarcofagi cristiani, raffiguranti la  traditio legis, e pagani, il corteo funebre di Meleagro. Nella lunetta sovrastante il portone centrale un affresco del 1508 di Cola dell'Amatrice. L'interno, partito in tre navi da colonne di spoglio d'età romana il "Giudizio finale" dipinto nel 1561 sulla controfacciata da maestranze fiamminghe con una tecnica abbastanza rara - olio su muro-. Il soffitto a cassettoni della nave centrale, con al centro lo stemma del cardinale Battista Orsini. Nella cappella centrale della nave destra è conservata l'immagine della Madonna di Farfa un'icona duecentesca. Entrando nel complesso monastico attraverso un cortile dei primi decenni del secolo si può osservare l'imponente struttura della cosiddetta abside quadrata. All'interno si incontra dapprima il chiostro piccolo, con veduta della torre campanaria superstite, dato che la sua gemella fu abbattuta agli inizi del Seicento. Il chiostro grande fu completato nel 1584. Si scende poi nella cripta solo in parte conservata con brani di affreschi raffiguranti la vita dei martiri. dal chiostro si accede poi alla biblioteca nella quale sono conservati circa sessantamila volumi, codici antichi, piante e mappe, pergamene, manoscritti preziosi a ricordo dell'importantissimo scriptorium etc. Nel museo abbaziale con innovativi concetti a livello didattico, si narra la storia dei primi secoli del monastero attraverso le figure di dodici grandi abati , storia che si snoda tra testi originali, reperti archeologici ecc.. Nei successivi il filo conduttore percorre un itinerario che narrala nascita dei castelli soggetti all'Abbazia e la storia della fiera, che si svolgeva due volte l'anno.

E' possibile visitare L'Abbazia di Farfa tutti i giorni, con l'aiuto di guide preparate, (escluso il lunedì)
dalle 9.30 alle 12.30 ; dalle 15.30 alle 17,.30

Visita il sito ufficiale www.abbaziadifarfa.it