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Castelli e Palazzi Baronali

Itinerario Castelli Sabini: Un itinerario dedicato ai castelli sabini, siano essi diroccati, ricostruiti, o trasformati in cittadine sono dislocati in gran parte sulle alture del versante Sud-Est, ove correva una zona calda di confine, mai tranquillo per secoli. Si tratta del confine della Chiesa con il Regno del Sud (prima i Normanni, poi gli Angioini, poi gli Aragonesi) e del limite dei possedimenti del monastero di Farfa, anch'esso molto agitato. Lo stesso monastero farfense si è trovato sul confine tra il Ducato di Spoleto ed il Ducato di Roma come dire fra l'Impero e la Chiesa.

 

Il castello di Giorgi- Manfort di Collalto Sabino

Il castello di Nerola (sabina romana)

Il castello di Buccignano
(Bocchignano Comune Montopoli sabino)

Palazzi Baronali

Palazzo Camuccini a Cantalupo in Sabina

Palazzo Baronale Orsini- Naro
Orario apertura al pubblico e visite guidate:
 Sabato ore 16:00- 18:00 - Domenica ore 9:00-13:00,16:00 18:00
Fax: 0765 469020

 

 

Collalto Sabino

La prima baronia dei Collalto risale al 1300, quando apparteneva alla Curia Pontificia, poi fu dei Castello - Collalto SabinoMareri che tennero fino al XV secolo, quando Federico I d'Aragona la trasferì d'autorità alla famiglia Savelli (1499). Sommerso dai debiti, Cristoforo Savelli, nel 1564, fu costretto a vendere la baronia al suocero Roberto Strozzi che, nel 1568, la rIvendette a Alfonso Soderini. Si deve a quest'ultimo la imponente ristrutturazione del castello, che lo avrebbe reso impenetrabile anche dagli attacchi con il nuovo sistema d'arma che era l'artiglieria. Nel 1641 anche i Soderini si trovarono a corto di fondi e furono così costretti a  mettere il castello all'asta. Per la somma di 102,000 scudi la proprietà fu rilevata dal Cardinale Francesco Barberini, nipote del papa Urbano VIII. Il cardinale vi profuse enormi investimenti, per un restauro generale seguito da pregiate decorazioni, arredi di lusso ed opere d'arte. Sfortunatamente il castello venne requisito e saccheggiato dalle truppe napoleoniche negli anni 1798-99. Tornato in possesso dei Barberini, questi decisero di venderlo al conte polacco Corvin Prendowniski, sposato alla marchesa Cavalletti. Alla morte del conte la proprietà passo al cognato Giovanni, il quale non avendo eredi, la lasciò all'ufficiale dei carabinieri Signor Giorgi, con un contratto di vitalizio. Il carabiniere trovatosi miracolosamente castellano sposò l'ereditiera americana della famiglia Manfort. Il castello è così divenuto Giorgi-Manfort fino alla data odierna. L'ultimo castellano, Piero Monfort è nel 1988, quando il castello è stato rilevato dalla SpA Quattrostelle di Roma che lo a convertito in un esclusivo museo.

 

Poggio Catino

Poggio CatinoLa fondazione del castello riasale al '900, esso a far parte dei possedimenti dell'Abbazia di Farfa a partire dagli inizi del XI. Il monaco farfense Gregorio da Catino, nato appunto a Catino nel 1062, dedicò gran parte della sua vita alla trascrizione del famoso Regesto Farfense, preziosa fonte storica di livello europeo. Egli attinse dai vecchi papiri relativi alla storia di Farfa e della Chiesa come da ogni altra sorgente a quei tempi disponibile e compilò un'opera colossale di grande rigore storico lasciandoci un patrimonio inestimabile. A partire dal XII secolo la signoria del castello passò più volte di mano fra varie famiglie nobili romane: Santeustachio, Orsini, Savelli, poi agli Olgiati che lo tennero fino al 1600. Per brevi periodi del Rinascimento il controllo diretto del castello fu esercitato dalla Camera Apostolica e poi dal Comune di Rieti. Oggi possiamo solo ammirare le rovine.

 

Rocca Siniblda

Il castello di Roccasinibalda è uno dei più suntuosi castelli sabini. Esso non ha mai svolto Castello - Rocca Sinibaldafunzioni di frontiera, ma la sua posizione strategica sulla Valle del Turano, alle porte di Rieti, gli ha sempre conferito un'importanza speciale. Il nome del paese Roccasinibalda deriva da certo Sinibaldo, nobile di Spoleto che, verso l'anno 1000, costruì su uno sperone di roccia la prima residenza fortificata. Sinibaldo si adoperò attivamente per la ristrutturazione dell'Abbazia di Farfa dopo l'ultimo saccheggio (anno 897) da parte dei Saraceni, e vi insediò un nuovo Abate.  Nel castello ebbe i natali Santa Filippa Mareri, una dei primi seguaci di san Francesco in terra sabina. La Fortezza di Roccasinibalda, pur non avendo mai svolto il ruolo di baluardo di frontiera, grazie alla sua posizione dominante sul transito della Via Turanense, ha giocato sempre un ruolo di grande importanza strategica in tutta la storia, che fa parte integrante della Sabina in generale e di Rieti in particolare, è per questo che più volte è stato il Papa in persona a decretare il titolo di proprietà del feudo a favore di quella famiglia che, nel periodo del proprio pontificato, potesse offrire le maggiori garanzie di fedeltà alla Corte Pontificia. Il nome Sinibaldo per il titolare del feudo continuò ad essere usato per molte generazioni fino alle soglie del 1200 quando compare per la prima volta il nome dei Mareri, antica famiglia sabina, discendente dai Duchi dei Marsi. La famiglia Mareri ha dominato dal 1200 fino al 1500, poi Roccasinibalda passò al Cardinale Diacono Alessandro Cesarini, che per diritto ereditario, era già feudatario del feudo limitrofo di Belmonte. E' grazie al Cardinale Cesarini se la magnificenza del castello si è conservata fino ai tempi nostri. Egli volle trasformare l'originario "castelluccio" medievale in un castello residenziale fortificato. Per la ristrutturazione incaricò l'architetto Baldassare Peruzzi, ma quando questi fu chiamato a dirigere la Fabbrica di S. Pietro, i lavori proseguirono con il Sangallo fino al compimento nel 1537. Alla morte del Cardinale, il feudo passo a suo cugino Giuliano Cesarini. Dopo un periodo di grande splendore, la signoria di Roccasinbalda conobbe un periodo di oscura tristezza, quando gli eredi Cesarini incapparono in politiche ritenute avverse alla Santa Sede ed ebbero la confisca di tutti i beni. Nel 1560 il feudo fu venduto ai Mattei che lo tennero per più di un secolo con il rango di marchesato per poi venderlo al duca Lante della Rovere. Diversi passaggi di proprietà si sono succeduti fino a data recente. Attualmente appartiene al Barone Giuseppe De Stefani, dal 1928 il castello è stato classificato monumento nazionale. Il castello è tutt'oggi aperto per visite turistiche e cerimonie di vario genere, per informazioni Tel. 0765 708096
 

Torri in Sabina

Rocchette - RochettineLe due fortezze gemelle, Rocchette (Rocca Bertalda) e Rocchettine nota come Rocca Guidonesca, dominano il profondo corso del torrente Laia ed hanno controllato per secoli una strategica via di comunicazione che congiunge Rieti alla Valle del Tevere attraverso il passo di Fontecerro e Cottanello, dal lato Nord, Montebuono e Magliano, dal lato Sud, purtroppo non si hanno molte notizie storiche su queste due rocche gemelle edificate nell'alto Medioevo, si sa solo che furono sotto il controllo diretto dello Stato della Chiesa fino alla fine del 1300, quando divennero un feudo dei Savelli che le tennero a lungo. Per motivi non chiari, le due rocche hanno avuto nel tempo due sviluppi molto diversi, pur facendo parte dello stesso dominio. Una delle due ,Rocchette, divenne essenzialmente un insediamento urbano, perdendo con il tempo le caratteristiche di una fortezza assumendo  quelle di un borgo protetto da muraglioni e strapiombi con una salda porta d'accesso (1601) che è ancora al suo posto. La seconda, Rocchettine, ha conservato quasi intatta la struttura castellana originaria. Il modesto insediamento urbano, che spontaneamente si è andato formando nelle vecchie dipendenze del castello, quando fu abbandonato, non ha prodotto trasformazioni importanti. Oggi purtroppo ne rimangono solo le rovine.