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OLIO D'OLIVA IN
CUCINA
L’olio d’oliva viene utilizzato come
condimento dei cibi o per la loro preparazione, nonché per la loro
conservazione. Come condimento, è considerato il più pregiato in quanto
non solo conferisce ai cibi una maggiore appetibilità e gradevolezza di
gusto e di olfatto in relazione al suo potere emolliente, agli aromi ed
alle fragranze caratteristiche dell’olio d’oliva, ma anche un vero e
proprio contributo dietetico di alto valore. Sulla base della composizione
chimica, l’olio d’oliva è infatti classificabile come una nobilissima
fonte di grassi pregiati e di sostanze antiossidanti, ad intensa attività
biologica. Questa associazione consentirebbe all’olio d’oliva di
sopperire, anche da solo, al fabbisogno giornaliero di grassi necessari al
nostro organismo.
I trigliceridi dell’olio d’oliva sono infatti costituiti per lo più da
acidi grassi ”monoinsaturi” (acido Oleico) che, come tali, sono
riconosciuti essere la forma più utile di grassi disponibile in natura per
una sana alimentazione o per una dieta controllata.
La presenza nell’olio d’oliva di sostanze antiossidanti estremamente
attive (Vitam. E, Vitam. A, Polifenoli) consente al prodotto di svolgere
un ruolo importante nella prevenzione di processi ossidativi di tipo
metabolico.
Un’altra caratteristica dell’olio d’oliva è la sua proprietà, almeno a
freddo, di non penetrare all’interno dei cibi, ma di rimanere sulla
superficie delle pietanze, sicché, a differenza di altri condimenti, evita
qualsiasi interazione con le altre sostanze contenute nei cibi.
L’aroma ed il gusto dell’olio d’oliva rendono saporito qualunque piatto,
dalle insalate, alle carni, al pesce, ai legumi, alle patate, ecc.,
rendendo questo prodotto particolarmente gradito nell’alimentazione.
In conclusione, l’olio d’oliva può essere considerato un componente della
dieta e, come tale, definito un nutrimento sano, nutriente e di grande
valore dietetico e salutare in relazione alla sua potenzialità a prevenire
patologie metaboliche legate al consumo dei grassi. La gradevolezza del
suo gusto e del suo aroma dona sapore e fragranza ai cibi e li rende
gradevoli, saporiti ed appetibili a tutto vantaggio del nostro gusto ed in
particolare di tutti coloro che, per motivi vari, devono ridurre il
consumo dei grassi.
A PROPOSITO DI
FRITTURA
Un’ingannevole opinione diffusa ha portato a credere che l’olio d’oliva
fosse il meno adatto per friggere gli alimenti, facendo preferire
l’olio di semi per tale uso, ma i rilievi oggettivi sulla stabilità dei
prodotti, stanno a dimostrare esattamente il contrario. Le recenti
ricerche hanno infatti dimostrato che l’olio d’oliva non si altera durante
le operazioni di frittura dei cibi.
Contrariamente ai grassi poliinsaturi (vegetali), i grassi monoinsaturi
dell’olio d’oliva non subiscono a caldo fenomeni di ossidazione e quindi
non provocano la formazione degli idroperossidi organici (perossidi) che
sono sostanze ossidanti fortemente dannose all’organismo, sia per il loro
potere irritante, connesso anche alla loro capacità di dar luogo a
radicali liberi, sia per la possibilità di formare le lipoproteine
ossidate che sono i composti maggiormente responsabili dei danni
coronarici.
Abbiamo inoltre un altro aspetto molto positivo nell’uso dell’olio d’oliva
nelle fritture, che possiamo spiegare molto semplicemente. Come noto, i
cibi sottoposti alla frittura subiscono una disidratazione che li rende
assorbenti all’olio del bagno, fino alla saturazione di equilibrio. Nel
caso in cui viene usato l’olio d’oliva, avremo quindi che i cibi, durante
la frittura, si arricchiranno di grassi monoinsaturi integri,
salvaguardando il prodotto da prodotti ossidati nocivi.
In particolare: se si friggono cibi magri (carni magre), questi
assorbiranno grassi monoinsaturi benefici, se invece si friggono cibi
grassi (carni grasse), queste, all’equilibrio, scambieranno parte dei loro
grassi con l’olio d’oliva, cedendo grassi saturi ed acquisendo i
monoinsaturi. Friggendo con olio d’oliva, si realizza dunque un equilibrio
virtuoso dei grassi in gioco, a beneficio delle pietanze; si attiva cioè
un processo che potremmo definire come una “bonifica” dei grassi.
Naturalmente questo meccanismo determina, nel frattempo, una variazione
nella composizione dell’olio del bagno, in quanto esso assorbirà grassi
saturi dai cibi, sicché è buona norma cambiare il bagno, almeno dopo 10
fritture.

I testi sono tratti dal libro "Ricerca
sull'Olio Extravergine di Oliva" di Domenico Concezzi
E-mail:
d.concezzi@tiscali.it |